«Sportivo di gran classe e animatore di ogni competizione sportiva»: l’etichetta che Vittorio Consoli assegna a Ruggero Albanese condensa una vita intensa e dà la miglior definizione del pioniere del calcio catanese.
Nato il 29 ottobre 1887, il suo nome completo era Ruggero Costantino Paolo Albanese. Veniva da un’ottima famiglia della borghesia etnea, così facoltosa da affidargli una gioielleria in via Vittorio Emanuele malgrado una carriera scolastica mediocre. Ribelle e anticonformista, sfidò il suo professore di matematica che lo interrogava e lo faceva sfigurare davanti alla fidanzata, e fu espulso per aver lanciato un calamaio contro il direttore della scuola che lo voleva rimproverare.
La sua passione era lo sport. Praticava l’automobilismo, il ciclismo e il tiro a segno con la Trinacria.

Nel 1909 apparve nella foto al fianco dei calciatori della prima squadra di calcio etnea, la Società per l’Educazione Fisica “Pro Patria”, che sarebbe poi confluita nell’Unione Sportiva Catanese. Questa foto, che ritrae i “Matti di Piazza d’Armi”, campeggiava nella sede del Club Calcio Catania negli anni Sessanta.

Inizialmente non aveva ruoli dirigenziali, poi entrò nel comitato insieme a Gaetano Ventimiglia, padre del football catanese. L’8 marzo 1914 organizzò lui stesso un’amichevole tra la Catanese e l’equipaggio dell’incrociatore Vettor Pisani. La squadra si allenava in via Plaia, ma la partita si giocò in piazza dell’Esposizione, l’attuale piazza Verga. Più che i marinai avversari, battuti 6-1 da Vincenzo Spedini e compagni, il vero problema fu un energumeno che voleva buttare tutti fuori dagli spogliatoi improvvisati dentro la casa di un amico di Albanese.
Nel 1915 era nel consiglio d’amministrazione del Velodromo Gioeni, il primo vero campo sportivo di Catania, che sorse nell’omonimo tondo. La sua carica era consigliere e console per gli sport atletici, sempre al fianco di Ventimiglia, che era console per il football. Subito dopo la guerra, era tra i presenti al congresso al Municipio “per l’incremento dell’educazione fisica”, in cui era evidente che il materiale umano non mancava… al contrario di tutto il resto, dai materiali sportivi alle strutture.
«Col piroscafo mio nonno andava fino a Malta per acquistare, a sue spese, magliette, scarpini e pantaloncini – ha ricordato il nipote omonimo Ruggero Albanese –. Svaligiò l’incasso di molti mesi della gioielleria e partì».
Intanto, fu eletto presidente dell’US Catanese con 456 voti su 460 votanti. Tra i consiglieri c’erano Alberto Pappalardo, pioniere della Pro Patria, ed Enzo Longo, che sarebbe diventato il primo vero giornalista sportivo catanese. Il calcio era affidato a Michele Spata e Diego Grasso e gli eventi calcistici, negli anni venti, non sarebbero mancati.
Albanese fondò nel 1922 il settimanale “Il Risveglio Sportivo”, di cui fu direttore, e la Federazione Sportiva Catanese. Nel 1923, provò a riaprire il velodromo, che avrebbe dovuto ospitare manifestazioni ciclistiche, di atletica, boxe e lotta. La squadra di football intanto partecipò alla Seconda Divisione ma l’esperienza ebbe vita breve, anche a causa della mancanza di un campo regolamentare.

Mentre il presidente veniva nominato nel 1926 Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, sorsero tante avversarie della sua Catanese, tra cui la più temibile era la Juventus Catania. Le formazioni locali ebbero il loro momento di gloria con le due edizioni del Campionato catanese, promosso proprio da Albanese, che mise in palio una coppa a suo nome, vinta nell’edizione del 1929 dalla sua società.
Un anonimo cronista sul “Corriere di Sicilia” (Longo? Chissà!) per commentare la conclusione del campionato, fu profetico:
«L’entusiasta presidente dell’U.S. Catanese, al quale nessun ostacolo resiste e che indubbiamente è la più bella figura dello sport cittadino, instancabile organizzatore di avvenimenti e manifestazioni, non dormirà di certo su questo alloro. La sua fertile immaginazione ed il suo inesauribile entusiasmo corrono certamente dietro a nuove creazioni sportive, che varranno almeno a conservare al pubblico catanese il suo naturale fervore per gli spettacoli del genere».
Il 27 giugno 1929, il cavaliere Albanese era al fianco del dottor Alberto Pappalardo e del barone Saverio Gravina in piazza Duomo 3, nella sede dell’Ente Sportivo Provinciale della Federazione Fascista, per fondare la Società Sportiva Catania, che si affiliò subito alla Federcalcio e venne ammessa in Seconda Divisione dopo un’iscrizione “fantasma” dalla Terza (in cui risultava unica iscritta per il 1929). Nacquero lì le maglie rossazzurre, con la soffiata di una lettera firmata da Gaetano Ventimiglia.
Rimase sempre vicino alla Società Sportiva, dal 1936 Associazione Fascista Calcio Catania, tanto da prenderne la reggenza per qualche mese nel 1940, dopo la retrocessione dalla Serie B e le dimissioni di Vittorio Emanuele Brusca. Ricoprì anche la carica di vicepresidente e consigliere e questo suo impegno formale gli procurò un soggiorno forzato nel campo di concentramento di Priolo Gargallo come fascista, malgrado si fosse tenuto lontano dalla politica attiva del regime.

Dopo la guerra, fu tra i fondatori della Virtus et Robur Catania, presieduta da Angelo Vasta.
Era a favore della fusione tra la sua squadra e quella di Santi Manganaro, la risorta US Catanese, ma litigò con tutti nell’estate 1946. L’inghippo fu il suo tentativo vano di far ammettere la società alla Serie B: il presidente provinciale del Coni, Gianni Naso, lo vide come un’ingerenza presuntuosa nella trattativa.
Avrebbe dovuto firmare l’atto costitutivo del Club Calcio Catania in via Costarelli 8 quel 24 settembre 1946: non lo fece, ma sarebbe diventato socio vitalizio. È citato pure tra i cinquemila tifosi rossazzurri che si presentano al campo Gazzi per Arsenale Messina-Catania 0-1 nel novembre 1947.
L’ultimo incarico di prestigio fu la presidenza regionale della Federazione Atletica Pesante, la FIAP.

Mercoledì 3 gennaio 1951 morì, fiaccato dopo un grave infortunio da cui non si era più ripreso. Fu ricordato con un minuto di silenzio al 52’ di Catania-Vicenza 1-3, poi fu proposto più volte di intitolargli lo stadio di Cibali, “per il ruolo fondamentale nella diffusione dello sport in città nel primo dopoguerra”. L’idea fu sposata anche da Gianni Naso, ma non se ne fece nulla.
Per qualche anno, gli venne dedicata una manifestazione polisportiva, con atletica e pugilato. Nel 1975 gli fu dedicata una strada vicino all’ospedale Cannizzaro e nel 2018 è stato inserito nel murales del Massimino (è il primo personaggio a sinistra).
Fonti:
- Il match di foot-ball, Sport Siculo, marzo 1914.
- Il “Velodromo Gioeni”, Catania possiede finalmente un campo sportivo!, Lo Sport Siciliano, 17 gennaio 1915.
- Il congresso al Municipio per l’incremento dell’educazione fisica, Corriere di Catania, 18 maggio 1920.
- L’U.S. Catanese vincitrice del Campionato provinciale, Corriere di Sicilia, 25 giugno 1929.
- Ripresi gli allenamenti alla palestra “XXIV maggio”, 26 gennaio 1949
- Ruggero Albanese, La Sicilia, 4 gennaio 1951.
- ellepì, Rinviata l’amichevole con la Lazio: verrà forse la Fiorentina a Catania, La Sicilia, 6 novembre 1951.
- Michele D’Agata, Un nome allo stadio, La Sicilia, 2 ottobre 1956.
- Vittorio Consoli, Questo è il primo “Catania”, La Sicilia, 10 aprile 1961.
- AAVV, Tutto il Catania Minuto per Minuto, Geo Edizioni, Empoli 2011.
- Marco Di Mauro, Ruggero Albanese, il presidente sul piroscafo Il nipote: «Mio nonno portò il calcio a Catania», MeridioNews, 9 gennaio 2016.
- Roberto Quartarone, #70anniCatania: I fondatori del club, MondoCatania.com, 25 settembre 2016.
- Bant, Rossazzurri Indimenticabili. I Presidenti, Catania 2022.
