Al momento stai visualizzando Alberto Pappalardo, fondatore e precursore del calcio catanese

«Mio nonno Alberto Pappalardo non era messinese!» Così ho conosciuto Alberto Pappalardo junior quando abbiamo presentato Tutto il Catania minuto per minuto; molti anni dopo, è arrivato il momento di raccontare la vita di uno dei fondatori della Società Sportiva Catania.

Nato a Catania il 7 maggio 1892, Alberto Antonino Francesco Paolo Pappalardo appare nel mondo sportivo catanese già a 17 anni, quando viene coinvolto da Gaetano Ventimiglia e Ruggero Albanese nelle prime partite della Pro Patria, che dal 1909 inizia l’attività calcistica tra la Villa Bellini, Fontanarossa e piazza Esposizione.

Il nuovo sport è arrivato a Catania a causa del terremoto di Messina, che ha risvegliato in Ventimiglia la voglia di tornare in Sicilia per aiutare e, in seguito, per portare il pallone ai piedi dell’Etna.

Pro Patria Catania 1909
La Pro Patria, prima squadra della città di Catania, in una foto del 1909. A quel tempo, i giocatori erano conosciuti come “I matti di piazza d’Armi”

 

Pappalardo viene schierato come “avanti”, uno dei cinque giocatori che si allineano in attacco.

«Trovammo alcuni giovani messinesi che correvano come pazzi inseguendo un pallone – racconta lui stesso a Vittorio Consoli –. Disputavano una partita di quel nuovo gioco, il calcio, di cui già ci aveva parlato Tano Ventimiglia. Quei giovani erano profughi rifugiatisi a Catania dopo il terremoto. Ci soffermammo a osservarli come incantati. Anche in noi si svegliò la passione per il calcio. Giù i pantaloni e, in mutande e cravatte al vento, ci lanciammo nel gioco».

«Facevamo i nostri allenamenti nella piazza d’Armi e a Fontanarossa – prosegue Pappalardo –. Le partite ufficiali però, in quel primo periodo, venivano disputate nel piazzale del giardino Bellini. Chi erano i nostri avversari? I marinai. Quando arrivava una nave ci precipitavamo al porto invitando l’equipaggio a misurarsi con noi. Memorabili furono le partite disputate con le squadre delle navi da guerra britanniche».

I messinesi prendono a cuore Pappalardo, che nel 1910 viene coinvolto nel “Trofeo dei Mille”, organizzato per il cinquantenario dello sbarco di Garibaldi. Il 13 maggio scende in campo in attacco con il Messina Football Club allo stadio “Varvaro” di Palermo nella rovinosa sconfitta per 9-0 contro i padroni di casa, poi vincitori in finale contro la Lazio. Il giorno dopo i messinesi affrontano anche il Naples Football Club, antesignano della SSC Napoli, che però è escluso dal torneo perché giunto in ritardo in Sicilia. Pappalardo e compagni perdono 0-5, ma affrontano anche William Poths, pioniere del football partenopeo.

Messina Calcio 1910
Una formazione del 1910 del Messina FC. Alberto Pappalardo è il penultimo in basso a destra

 

La Pro Patria intanto si evolve nell’Unione Sportiva Catanese, di cui Alberto diventa presto un dirigente.

«La sede era in piazza Trento – prosegue Pappalardo –: una piccola stanzetta interrata alla quale si accedeva attraverso uno stretto cunicolo. Per questo i concittadini con affettuosa ironia la battezzarono la Società del pertugio, du puttusu. Era qui che ci riunivamo, era qui che si organizzavano le partite, era in questa piccola stanza che ciascuno di noi portava i propri modesti risparmi per poter acquistare magliette e scarpe».

Messi assieme i fondi, parte la famosa spedizione verso Malta per l’acquisto dei materiali sportivi. Oltre al presidente Ruggero Albanese, anche Alberto Pappalardo partecipa alla traversata del Mediterraneo. Intanto, con la maglia della Catanese tra il 1911 e il 1914, l’attaccante gioca contro il Lentini FBC, il Garibaldi FBC (suo un gol nel 2-3) e la Sport Verein International.

Quando si gioca fuori città, le trasferte diventano un film:

«Eravamo ammassati in un vagone di terza classe e ciascuno di noi aveva un piccolo involto: panini e mortadella. Non ci aspettavano né premi né ricompense. A spingerci era la passione sportiva e null’altro. Allora non c’erano milioni in ballo. L’unico grande compenso era la soddisfazione di compiere con dedizione assoluta il nostro dovere di sportivi».

La prima guerra mondiale lo cambia profondamente. Ha 23 anni e deve andare al fronte, sul Carso. È mitragliere e vede tutti gli orrori del conflitto.

Al suo ritorno, smette i panni del calciatore e si laurea in giurisprudenza. Non esercita la professione d’avvocato, perché preferisce rilevare con il fratello la merceria fondata dal nonno, in via Garibaldi.

Nel 1923 si iscrive al partito fascista. Poco a poco scala le gerarchie del partito e a fine anni Venti è uno dei sei membri del direttorio del Fascio di Catania. Infine viene scelto come presidente dell’Ente Sportivo Provinciale Fascista.

Alberto Pappalardo Catania
Alberto Pappalardo

 

Rimane molto legato a Ruggero Albanese, di cui è amico di famiglia. Così, quando si decide di creare una nuova squadra di calcio che possa competere in ambito nazionale, Alberto Pappalardo dà la massima disponibilità ad Albanese ed è il primo firmatario dell’atto costitutivo della Società Sportiva Catania.

«Quale primo atto del programma di riordinamento delle attività sportive provinciali, questo Ente è addivenuto… a convogliare in un unico organismo tutte le forze dello sport catanese», si legge sul quotidiano locale.

Fa parte del comitato di reggenza in attesa della nomina del presidente Santi Quasimodo, cugino del poeta Salvatore, poi è direttore sportivo nella prima stagione in Prima Divisione e infine esce di scena.

Rimane comunque vicino al calcio catanese, anche grazie alla sua amicizia con Giuseppe Lorenti, che gestisce l’omonimo caffè, per anni sponsor del Catania post-guerra. Pappalardo acquista la Villa Ajala con il fratello, all’angolo tra corso Italia e via Libertà, e da lì rilascia l’intervista a Vittorio Consoli sulla nascita del calcio catanese.

Rimane legato fino alla morte, il 13 luglio 1974, alla squadra rossazzurra che aveva contribuito a fondare. Il suo calciatore preferito, in Serie A, è Amilcare Ferretti, e lo va a vedere con il figlio. Quest’ultimo avvia anche il nipote Alberto al calcio, portandolo con sé agli spareggi di Roma del 1983; lui è ancora abbonato, mentre il papà guarda in tv quella squadra fondata quasi 97 anni fa e che ancora fa battere il cuore dei catanesi.

Alberto Pappalardo

 

Fonti:

  • Ente Sportivo Provinciale della Federazione Fascista, Corriere di Sicilia, 28 giugno 1929.
  • Vittorio Consoli, Questo è il primo “Catania”, La Sicilia, 10 aprile 1961.
  • Gaetano Sconzo, Pro Patria Catania il club d’u purtusu, La Sicilia, 17 agosto 1998.
  • AA.VV., Tutto il Catania Minuto per Minuto, Geo Edizioni, Empoli 2011.
  • Chrystian Calvelli e Pietro Antonio Ciccarelli, Enciclopedia storica del Calcio Napoli: volume 1 – I pionieri 1906-1920, Cal.Ci., Napoli 2022.
  • Intervista di Roberto Quartarone ad Alberto Pappalardo, 3 marzo 2026.
  • http://web.tiscali.it/Messinastory/indice.htm (non più online)

 

 

 

 

Giornalista e insegnante d'inglese, è tra gli autori di "Tutto il Catania minuto per minuto" e varie pubblicazioni di calcio e basket.