La partecipazione del Catania alle competizioni ufficiali europee è un racconto breve, ma denso di pagine coinvolgenti. Tra successi inattesi, trasferte avventurose, aneddoti sorprendenti e un calcio dal sapore antico, il cammino continentale dei rossazzurri merita di essere riscoperto e raccontato fino in fondo.
Indice
- 1960: Coppa delle Alpi
- 1962: Coppa dell’Amicizia
- 1963: Coppa dell’Amicizia
- 1964: Coppa delle Alpi
- 1966: Coppa delle Alpi
- 1970: Mitropa Cup
1960: la vittoria della Coppa delle Alpi in rappresentanza dell’Italia
La prima avventura internazionale è anche quella più trionfale. Il Catania di Carmelo Di Bella, appena promosso in Serie A, nel giugno 1960 viene inserito tra le otto squadre italiane che partecipano alla Coppa delle Alpi, contro altrettante compagini svizzere.
La competizione prevede sfide dirette tra club delle due federazioni: ogni squadra italiana ne incrocia una svizzera e la vittoria finale viene assegnata alla nazione che, sommando tutti i risultati ottenuti, totalizza il punteggio complessivo più alto.
Al Catania tocca il Friburgo, che all’andata in Svizzera viene battuto 0-2 con reti di Macor e Compagno, e al ritorno è surclassato al Cibali per 7-2, con doppiette di Buzzin e Macor e reti di Caceffo, Morelli e Ferretti (qui il video).

Gli etnei sono gli unici a vincere sia l’andata che il ritorno, dando il contributo maggiore al successo della Federazione italiana. Purtroppo non si hanno notizie di alcuna copia della Coppa delle Alpi consegnata alla società di Ignazio Marcoccio.
| Coppa delle Alpi 1960 |
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| Friburgo, 19 giugno 1960 | Friburgo-Catania 0-2 | Macor, Compagno |
| Catania, 26 giugno 1960 | Catania-Friburgo 7-2 | Buzzin, Caceffo, Macor, Macor, Morelli, Ferretti, Caceffo, Bongard, Redter |
Le due partecipazioni alla Coppa dell’Amicizia nel 1962 e nel 1963
Ben più prestigiose sono le sfide nella Coppa dell’Amicizia, a cui partecipano individualmente squadre italiane, francesi e svizzere.
Nel 1962 il Catania affronta il Montpellier. In squadra, per l’occasione, ci sono in prestito gli interisti Morbello e Bicicli (quest’ultimo già con un passato al Catania) ed il vicentino Fortunato.
All’andata in Francia, i rossazzurri passano addirittura in doppio vantaggio con Castellazzi e Calvanese, ma poi si fanno rimontare per il 2-2 finale. Al ritorno al Cibali, davanti a 10.000 spettatori, il Catania va nuovamente in vantaggio con Prenna, Majhoub la pareggia, ma all’89’ è proprio Morbello a segnare un gran gol e regalare il passaggio del turno.
Si va quindi a far visita al Racing Lens di Maryan Wisnieski, attaccante francese di origini polacche, già più volte in nazionale con i Bleus. L’attesa in città è spasmodica: l’arrivo del Catania attira tantissimi esuli italiani, per lo più minatori delle vicine cave di carbone (di cui il presidente giallorosso è proprietario). Allo stadio “Félix Bollaert” – impianto avveniristico per i canoni dell’epoca, con addirittura due tribune coperte e doppio anello – i rossazzurri sono in formazione di emergenza; c’è anche l’esordio assoluto del giovanissimo catanese Malerba, appena sedicenne. Finisce 3-1, con rete etnea di Ferrigno nel finale.
I francesi ottengono il medesimo risultato anche al ritorno in Sicilia: tripletta di Ahmed Oudjani (il più grande bomber della storia del Lens), rete del momentaneo pareggio etneo di Prenna. Stavolta però il clima è tutt’altro che amichevole: gli animi sono caldissimi, anche a causa di un fallaccio di Ferrigno, tanto che “La Sicilia” parlerà di atmosfera “cilena” (in riferimento alla “battaglia di Santiago” dell’Italia proprio il giorno prima ai Mondiali ’62).

Il cammino si chiude così mestamente, tra qualche rimpianto e non poche polemiche per la gestione logistica. Marcoccio dichiarerà: “Meglio una sconfitta che un’altra trasferta”. Il trofeo lo vinceranno proprio i francesi, in finale contro il Torino.
| Coppa dell’Amicizia 1962 |
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| Montpellier, 6 maggio 1962 | Montpellier-Catania 2-2 | Castellazzi, Calvanese, Mahjoub, Sekou-Tourè |
| Catania, 13 maggio 1962 | Catania-Montpellier 2-1 | Prenna, Mahjoub, Morbello |
| Lens, 26 maggio 1962 | Racing Lens-Catania 3-1 | Deloffre, Oudjani, Deloffre, Ferrigno |
| Catania, 3 giugno 1962 | Catania-Racing Lens 1-3 | Oudjani, Prenna, Oudjani, Oudjani |
Nel 1963, invece, non ci sono squadre svizzere. Al Catania tocca il forte Olympique Lione, che vanta in attacco Fleury Di Nallo (ancora oggi miglior marcatore della storia del club). Anche stavolta ci sono tantissimi italiani ad attendere il Catania; la squadra però è reduce da una stagione pesante e non aspetta altro che le vacanze estive. Di Bella schiera gli innesti Arizaga e Vigna (arrivato dalla Sampdoria) e sposta Petroni all’ala.
Non va malissimo, considerando che si perde solo per 1-0 su un’indecisione iniziale della difesa. Ottime le prove di Vavassori, Prenna, Vigna e dello stesso Petroni, che conferma la sua duttilità di ruoli.
Al ritorno, finisce invece 0-2: apre le marcature una sfortunata autorete di Corti e poi Combin chiude il risultato. Il Catania esce in modo inglorioso, pur non sfigurando. Ben peggiore è l’immagine internazionale del terreno del Cibali, mal livellato e irregolare in tante zone.
| Coppa dell’Amicizia 1963 |
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| Lione, 2 giugno 1963 | Olympique Lione-Catania 1-0 | Rivoire |
| Catania, 9 giugno 1963 | Catania-Olympique Lione 0-2 | aut. Corti, Combin |
La finale di Coppa delle Alpi persa contro il Genoa
Nel 1964 il Catania torna in Coppa delle Alpi. La formula è cambiata: adesso le squadre non giocano più in rappresentanza della federazione, ma per conto proprio. Sono due gironcini da quattro, con finale tra le prime classificate.
La compagine rossazzurra, negli incastri che la Federazione fa per i tanti tornei internazionali di fine stagione, viene iscritta proprio all’ultimo, a vacanze estive già iniziate, cosicché l’organizzazione logistica diventa complicatissima, anche a causa di uno sciopero aereo.
Carmelo Di Bella preferisce rimanere in Sicilia per preparare il mercato estivo e affida la panchina al suo vice Gigi Valsecchi.
La prima tappa è Bienne (spesso italianizzata in Bienna), cittadina a pochi chilometri dalla capitale Berna. Per raggiungerla, la truppa etnea parte a gruppetti, su voli che raggiungono svariate destinazioni tra Nord Italia e Svizzera per poi ritrovarsi a Bienne proprio a ridosso del match. Addirittura Criscuolo rimane a terra a causa di problemi con i documenti di volo.
Insomma, un viaggio avventuroso ed arrangiato, di cui Valsecchi si lamenta parecchio. La squadra tra l’altro è stanca e fortemente rimaneggiata; in porta manca l’infortunato Vavassori, sostituito da Branduardi ed i convocati sono in totale appena quattordici.

In compenso, l’accoglienza a Bienne è davvero stupenda. Ci sono anche tanti tifosi catanesi giunti da ogni cantone. In campo finisce 2-2, con i rossazzurri che si fanno rimontare due volte il vantaggio dal Bien/Bienne, squadretta locale gagliarda ed entusiasta. Poco male: la società svizzera organizza una cena di gruppo per dopo la partita, in un clima disteso ed amichevole.
L’avventura prosegue con una doppia sfida a Ginevra. Contro la Roma, è una serata trionfale: gli etnei stravincono 4-2, grazie ad una prestazione superba di Cinesinho, autore di una tripletta. Bene anche Cordova (autore dell’altra marcatura) e soprattutto il portiere Branduardi che, a parte una doppietta di Manfredini, riesce a bloccare ogni azione avversaria.
E la squadra si ripete pochi giorni dopo battendo 3-2 i padroni di casa del Servette. Ancora un ispiratissimo Cinesinho (che ha osservatori della Fiorentina a visionarlo) e la doppietta di Fanello permettono di ottenere vittoria, primo posto nel gironcino e finale contro il Genoa.
La squadra è andata ben oltre ogni rosea aspettativa e, in vista del match finale, torna a Bienne per prendersi qualche giorno di ristoro. Corti, un po’ acciaccato ed al passo d’addio al Catania, viene coinvolto dalla squadra locale per concludere la carriera lì come giocatore-allenatore. Alla fine, però, il buon Mario finirà prima al Paternò e poi in Australia all’Adelaide City.

La finale contro il Genoa si gioca a Berna, allo “Stadion Wankdorf” in notturna. Valsecchi riesce a racimolare un undici stanco ed azzoppato, che regge per un tempo (anche grazie alle parate di Branduardi), ma poi cede per 2-0 alla doppietta di Piaceri. Finisce così un’avventura iniziata quasi per caso, ma divenuta un ricordo da incorniciare e ad un passo dalla gloria.
| Coppa delle Alpi 1964 |
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| Bienne, 21 giugno 1964 | Biel/Bienne-Catania 2-2 | Danova, Rossbach, Danova, Ziegler |
| Ginevra, 24 giugno 1964 | Catania-Roma 4-2 | Manfredini, Cinesinho, Cinesinho, Manfredini, Cordova, Cinesinho |
| Ginevra, 28 giugno 1964 | Servette-Catania 2-3 | Fanello, Cinesinho, Schindelhols, Vonlanthen, Fanello |
| Berna, 1 luglio 1964 | Genoa-Catania 2-0 | Piaceri, Piaceri |
1966: l’ultima volta in Coppa delle Alpi
Nel 1966 il Catania retrocede mestamente in Serie B dopo sei anni stupendi in massima categoria. Il campionato termina in modo disastroso, con disordini al Cibali nella partita contro il Torino (che sancisce la matematica retrocessione) ed un clamoroso 6-1 inflitto dal Milan all’ultima giornata.
L’idea di dover affrontare una tournée in Svizzera pochi giorni dopo non è certo allettante. Eppure c’è da onorare la Coppa delle Alpi; la formula stavolta prevede un girone unico con quattro italiane e quattro svizzere: ogni squadra affronta le quattro compagini dell’altra nazione.
Per l’occasione, il Catania è rimpolpato da tre giovani giunti dalla Tevere Roma: sono Giampietro Imperi, Fernando Mazzocchia e Bruno Pierobon. In panchina c’è Valsecchi, che ha preso il posto di Di Bella, dimessosi a gennaio.
I rossazzurri iniziano il 4 giugno a Basilea: contro i padroni di casa si ottiene un’insperata vittoria, grazie al gol in apertura di Fanello.
Quattro giorni dopo si gioca a Zurigo contro un’inedita selezione Losanna/Zurigo: i rossazzurri hanno la peggio, subendo nel finale il gol degli avversari.
Si va poi a Losanna, dove si ritrova il Servette Ginevra già incrociato due anni prima: stavolta finisce a reti inviolate.
Infine a Berna, contro i locali dello Young Boys, si regge fino all’82’, poi i gialloneri segnano due volte.
Il Catania chiude al sesto posto, con tre punti conquistati ed appena un gol segnato. Il trofeo se lo aggiudica il Napoli, capace di vincere tutte e quattro le sue partite.
| Coppa delle Alpi 1966 |
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| Basilea, 4 giugno 1966 | Basilea-Catania 0-1 | Fanello |
| Zurigo, 8 giugno 1966 | Selezione Losanna/Zurigo-Catania 1-0 | Fuchs |
| Losanna, 11 giugno 1966 | Servette-Catania 0-0 | |
| Berna, 15 giugno 1966 | Young Boys-Catania 2-0 | Lehmann, Theunissen |
1970/71 in Mitropa Cup
Per rivedere il Catania in Europa bisogna attendere il 1970 con il ritorno in Serie A. Stavolta si gioca in Mitropa Cup, competizione importantissima, nata negli anni Venti e considerata l’antesignana della Coppa dei Campioni. È un punto di riferimento per le grandi squadre dell’Europa centrale e nei due decenni successivi vedrà anche tanti exploit di squadre italiane.
Al Catania tocca affrontare il Čelik Zenica, una delle formazioni più temibili del periodo. È la squadra di una delle principali cittadine bosniache a vocazione fortemente industriale (non a caso, Čelik vuol dire “acciaio”).
Il benvenuto all’aeroporto di Sarajevo lo dà una vecchia conoscenza rossazzurra, Ciro Raner. Giocatore del Catania nel 1940/41, è poi passato alla storia in modo assolutamente negativo: dopo aver combattuto nella Resistenza italiana, infatti, venne assoldato dai partigiani di Tito e divenne capo del campo di concentramento di Borovnica, macchiandosi di crimini indicibili. E pensare che fino alla sua morte percepirà una pensione per il servizio di leva prestato all’Italia!
Ebbene, nell’ottobre 1970 Raner è medico dirigente dell’Istituto di medicina del lavoro della società mineraria e metallurgica che finanzia la squadra di calcio. Fa lui gli onori di casa agli etnei, fungendo da interprete e raccontando della crescita sportiva ed economica del club bosniaco.
Nel Catania, invece, c’è un clima teso: manca il fuoriclasse Romano Fogli e tiene banco la “grana-premi”, che vede uno scontro acceso tra il presidente Massimino ed i suoi giocatori. Sul campo, non a caso, non c’è storia: il Čelik vince con un secco 3-0.

Al ritorno in Sicilia, a novembre, i rossazzurri riescono nella vana impresa di vincere 1-0 con rete di Cavazzoni. Poco male per il Čelik, che vincerà sia quella che la successiva edizione della Mitropa, diventando di diritto una delle squadre più blasonate del panorama centroeuropeo degli anni Settanta.
Per il Catania, invece, il cammino europeo si chiude qui: poche partecipazioni, ma dense di trasferte avventurose, accoglienze calorose e sfide contro club di prestigio. Storia che, prima o poi, ci auguriamo possa avere nuove pagine da raccontare…
| Mitropa Cup 1970/71 |
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| Zenica, 14 ottobre 1970 | Čelik Zenica-Catania 3-0 | Mujkic, Renic, Micic |
| Catania, 4 novembre 1970 | Catania-Čelik Zenica 1-0 | Cavazzoni |
