Al momento stai visualizzando Da calciatore a pentito: le molte vite di Antonino Belnome

“Per quanto sporca possa diventare una cosa, puoi sempre dargli una bella ripulita!”.

Questa frase pronunciata da Morgan Freeman a Jim Carrey in “Una settimana da Dio” si presta bene a far da monito ad Antonino Belnome, protagonista delle righe a seguire.

Come la Divina Commedia è divisa in tre cantiche – Inferno, Purgatorio e Paradiso – anche la vita dell’ex attaccante rossazzurro si snoda in tre punti fondamentali: la carriera di calciatore, la scalata ai vertici della ‘ndrangheta e infine il pentimento.

 

L’infanzia tra Lombardia e Calabria, gli esordi nel Teramo e l’approdo al Catania

Nato a Giussano nel 1972, da una famiglia originaria di Guardavalle in Calabria, sin da piccolo fa la spola tra la Lombardia e il paese d’origine; quando il padre viene arrestato e detenuto in un carcere in Svizzera, la madre prende la decisione di mandarlo giù dai nonni dove trascorre spesso le estati e anche qualche annata scolastica, seguito anche da uno zio, boss temuto e rispettato.

Dopo l’apprendistato come muratore e montatore di mobili, si cimenta nel calcio con discreti risultati.

Fa parte dei ranghi del Teramo 1991/92 che al termine del torneo di C2 retrocede tra i dilettanti. In campionato non gioca alcuna partita, ma scende in campo in due occasioni nella Coppa Italia di categoria.

Non deve aspettare molto però per diventare titolare della squadra abruzzese, tant’è che nel successivo campionato di CND è tra gli interpreti principali del gioco teramano. 28 presenze e 7 reti per un ragazzo di 21 anni sono uno score di tutto rispetto, e nonostante la stagione si concluda con un semplice settimo posto le sue prestazioni non passano inosservate.

Belnome intervistato ai tempi del Teramo (frame da youtube)

 

È il Catania del presidente Massimino, che riparte dai campetti di periferia dell’Eccellenza siciliana, ivi costretto dopo un’estate cupa e infinita cui fa seguito una snervante battaglia legale, ad avvalersi delle prestazioni del giocatore.

 

Antonino Belnome, bomber per “Eccellenza”

L’inizio è difficoltoso per la truppa allenata da Francesco Indelicato, che fa fatica ad inserirsi nella realtà della categoria, oltretutto con l’avversità di giocare a campionato avviato senza degna preparazione e la forzatura di molti recuperi infrasettimanali per mettersi al passo con le concorrenti.

4 novembre 1993, Catania-Paternò 0-0: Belnome “a tu per tu” col portiere ospite Emanuele (foto “La Sicilia”).

 

Belnome mette la prima firma sul tabellino dei marcatori il 28 novembre 1993. Sul campo neutro di Giarre si affrontano Riposto e Catania: bastano sette giri di lancette dell’orologio per cambiare la musica della partita: sugli sviluppi di un corner, contemporaneamente toccano palla un difensore gialloverde e un attaccante rossazzurro mandando il pallone all’indirizzo della porta difesa da Leonardi che con un’intervento deciso lo toglie dall’incrocio dei pali; il cuoio però è raccolto da Belnome che tira a botta sicura mentre un avversario respinge oltre la linea di porta. L’arbitro concede la segnatura, i ripostesi protestano, ma i due punti al termine rimangono appannaggio degli ospiti.

Il Catania pian piano si integra nella competizione e Belnome, coadiuvato da Mariano e Visca – altre importanti pedine d’attacco – riesce a sfondare come bomber. Sono 15 le reti alla conclusione della stagione, condite con una tripletta nel match contro il Lipari del 17 aprile, occasione in cui il club “Angelo Massimino” di San Giovanni la Punta inaugura un nuovo striscione riportante la frase “Il nostro sangue è rosso, il nostro cuore azzurro”.

Un primo piano dell’attaccante rossazzurro (foto “La Sicilia”)

 

La squadra giunge terza in classifica alla spalle di Gravina e Juventina Gela dopo un lungo tour de force e il passaggio di consegne da mister Indelicato a Renzo Barlassina, vecchia gloria degli anni Settanta e Ottanta; e mentre Massimino sogna il ripescaggio in C1 come risarcimento, gli viene concesso a stento il contentino del CND.

 

Ultimo atto in rossazzurro: da titolare a riserva

Per affrontare il nuovo corso, il presidente insieme al diesse Mazza si tengono in stretto contatto coi vertici teramani riuscendo a concludere l’acquisto definitivo dell’attaccante.

Dopo la precedente annata monstre, Belnome subisce una sorta di ridimensionamento, dovuto anche allo scarso minutaggio concessogli prima da Mosti e poi da Busetta. È riserva di Catalano e Romano – che però abbandonano la nave dopo due giornate per screzi con Massimino – nonché di Mosca e Crisafulli, coppia d’attaccanti ingaggiati in corso d’opera.

Antonino Belnome in posa col difensore Josè Sparti (foto “Tutto il Catania minuto per minuto”)

 

Così per Belnome si concretizza il momento più difficile da quando gioca a calcio. Emblematico quanto dichiara al microfono di Carmelo Gennaro che lo intervista nei giorni successivi la vittoriosa sfida col Messina del 4 marzo 1995.

Alla domanda del giornalista che chiede come mai non abbia esultato coi compagni negli spogliatoi, risponde serafico:

“Io sono fatto così. Riesco poco a dividere con qualcuno i miei sentimenti, a metterli in piazza. Avrò un gran brutto carattere ma non posso farci niente. Tra l’altro ero squalificato, mi sentivo un po’ escluso. Ho giocato poco quest’anno sono piuttosto deluso. Ma continuerò a fare il mio dovere tenendomi sempre pronto. Mi piacerebbe poter rientrare in squadra per decisione del tecnico, non per le disgrazie altrui, cioè squalifiche, infortuni. Ho troppo rispetto per i compagni per augurarmi un loro stop forzato”.

Chiude l’esperienza sotto l’Etna con 23 presenze (perlopiù da subentrato, e spesso giocando solo brevi spezzoni), riuscendo comunque a timbrare cinque volte la rete.

Le strade del Catania e di Antonino Belnome si dividono: dopo due anni di purgatorio il sodalizio rossazzurro ritorna tra i professionisti; di Belnome si perdono le tracce, peraltro costretto a smettere i panni da calciatore a seguito di un incidente stradale.

 

La scalata alla ‘ndrangheta e il successivo pentimento

Rientrato in quel di Giussano, tramite un cugino inizia a frequentare Andrea Ruga, un affiliato alla ‘ndrangheta che ne agevola l’inserimento e l’ascesa ai vertici dell’organizzazione. Il 14 luglio del 2008 a San Vittore Olona, Antonino Belnome insieme al complice Michael Panajia uccide con diversi colpi di pistola Carmelo Novella, capo della Lombardia e della locale ‘ndrina di Guardavalle.

U’ fagiolino – soprannome col quale Belnome è noto – ottiene così la dote di “Padrino”, fino a quando nel luglio del 2010 viene arrestato in seguito al maxi blitz che scaturisce dall’operazione “Infinito”.

Decide così di collaborare con la giustizia, facendo luce su molti fatti di cronaca con racconti precisi e dettagliati.

La sua parabola ispira i giornalisti scrittori Cristiano Barbarossa e Fulvio Benelli che danno alle stampe “Crimine infinito”, romanzo incentrato sull’operazione antimafia che portò appunto all’arresto dell’ex boss.

“Ho davvero apprezzato il fatto che avete scritto un libro su di me, vorrei foste voi a scrivere il libro sulla mia vita”.

Con queste parole rivolte al telefono ai due autori, si ha il preludio all’uscita del sequel di gennaio 2025, “C’ero una volta. Le molte vite di Antonino Belnome il calciatore padrino”, volume che entra nel dettaglio del sistema malavitoso, analizzando i rapporti tra Calabria e Lombardia, i legami con gli apparati deviati delle istituzioni, gli omicidi, le estorsioni e molto altro.

La copertina del romanzo uscito lo scorso 24 gennaio, ad opera del duo di scrittori Barbarossa Benelli, che ripercorre le vicende di Antonino Belnome

 

Avendo citato sopra la Divina Commedia, questo racconto si conclude con l’augurio che Belnome sia finalmente giunto a “riveder le stelle”, e con la speranza che il suo esempio possa far breccia nel cuore e nella mente di quei ragazzi che ammaliati da un futuro di ricchezza si avvicinano alla ‘ndrangheta o alle altre mafie.

 


Ai fini della stesura dell’articolo, per quanto prettamente inerente ai fatti extracalcistici trattati nel brano, l’autore ha consultato diverse fonti, che riportiamo in allegato per una maggiore trasparenza ed imparzialità di giudizio:

 

In copertina: la formazione mista “Eccellenza-Vecchie Glorie” che disputa il 1° trofeo Città di Catania. In piedi da sinistra: Pomo, Binda, Chiavaro, Cantarutti, Mosti, Sorrentino. Accosciati: Visca, Giovannelli, Pincio, Belnome, Morra. Foto “La Sicilia”, archivio “Tutto il Catania minuto per minuto”.

 

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.