Al momento stai visualizzando Antonio Rigamonti, un secondo un po’ salato!

La butto così, in tema culinario. E forse scherzandoci un po’ sopra, aumento ancor di più in tutti voi cari lettori, “la fame” di curiosità sul personaggio che mi appresto a descrivervi. A seguire non troverete svelati i segreti di Cannavacciuolo o di altri chef stellati, ma il breve racconto di un portiere sceso alle falde dell’Etna con l’intento di svernare tra i pali della squadra rossazzurra, senza però aver fatto i conti con l’oste Massimino.

Ladies and gentleman, si tratta di Antonio Rigamonti, classe 1949, un passato di tutto rispetto a difesa dei pali di, nell’ordine, Atalanta, Cremonese e Como, con un discreto carnet di presenze tra A e B, nonché del Milan, in cui riesce a vincere da comprimario lo scudetto nel 1979, prendendo addirittura posto fisso in campo l’anno successivo, dopo la squalifica per calcioscommesse del titolare Albertosi.

Antonio Rigamonti ed Enrico Albertosi, coppia di portieri del Milan scudettato 1978-’79.

Ma veniamo al principio.

Corre l’anno 1981. Il Catania allenato da Giorgio Michelotti, con Mazzetti nella veste di direttore tecnico, è già bello e pronto, e nel ritiro di Novafeltria si respira un clima sereno, con una squadra che ha voglia di far bene. La stagione ufficiale inizia more solito con il classico appuntamento estivo della Coppa Italia.

Il 23 agosto a Cesena, al 26′ minuto, nel tentativo di deviare in tuffo il pallone per evitare il gol (poi segnato da Bordon), Sorrentino riceve un calcio alla mano destra. Nonostante il buon Roberto si prodighi in interventi acrobatici degni della sua levatura, che lo consacrano quell’anno miglior portiere della B, ad inizio secondo tempo è costretto ad uscire per far spazio al giovane portiere della primavera Festa che, titolare nel successivo match di Coppa contro il Palermo incassa un gol che suscita non poche critiche nei suoi riguardi.

A questo punto la situazione portieri è abbastanza critica; Dal Poggetto e Festa sono giocatori che non danno reale sicurezza per affrontare l’inizio di torneo in Serie B, quindi la società deve mettersi al lavoro sul mercato per trovare un “tappabuchi”, che possa essere il degno secondo di Sorrentino.

Spunta così l’idea Rigamonti; del curriculum vitae abbiamo già accennato sopra, il giocatore è svincolato, e giocherebbe volentieri alle pendici dell’Etna, per dimostrare che non è ancora “un calciatore finito” come dichiara ai microfoni degli operatori locali appena sbarcato a Fontanarossa.

Il goalkeeper nativo di Carate Brianza, alquanto noto per aver segnato 6 gol su tiri dagli undici metri, tra A e B con la maglia del Como, viene provato nell’amichevole che i rossazzurri disputano contro una selezione di calciatori torinesi emigrati negli Stati Uniti (nella stessa gara è ivi collaudato anche il mediano Vella), e se la cava discretamente, tenendo comunque in considerazione la caratura assai modesta dell’avversario affrontato.

Carpita, Vella, Rigamonti e Mosti durante una fase d’allenamento al Cibali (foto di Gianni D’Agata per “La Sicilia”).

Sembra cosa fatta l’ingaggio, anche se le parti tentennano entrambe. Si arriva all’incontro che dovrebbe portare alla firma del contratto, ma Don Antonio spara l’esagerata cifra di 50 milioni al presidente Massimino che ne offre la metà, e che per tutta risposta non esita a indicargli la porta… non quella del campo, bensì quella di uscita della sede.

Il resto è solo cronaca, alla quale si deve fare un doveroso accenno, proprio per “saziare” la curiosità del lettore.

Il Catania ripiega sul giovane Pazzagli (di cui chi vi scrive ha già narrato abbondantemente tempo addietro), che arriva in comproprietà dal Bologna, mentre il baffuto guardapali brianzolo è costretto ad emigrare tra i dilettanti, prima con il Terranova di Gela (dove disputa un campionato maiuscolo) e dopo nel Messina in C2; le buone prestazioni in terra sicula valgono l’interessamento della Cremonese che fa di Rigamonti la riserva di Borin.

Dopo l’esperienza con la maglia grigiorossa lo vediamo ritransitare in C2, ancora in Sicilia a difesa della porta dell’Akragas, compagine con cui chiude definitivamente col calcio giocato a 37 anni.

In copertina: un primo piano di Rigamonti con la maglia della Cremonese.

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.