Al momento stai visualizzando L’inconcludente avventura italiana di Piotti

“Chissà che idea si sarà fatto del calcio italiano!”. È questa la perplessità su cui rifletto mentre scrivo di un calciatore venuto d’oltreoceano con la speranza di sfondare nello Stivale.

Siamo ai primi di luglio del 1960. I juke box suonano i primi tormentoni “beat”, un nuovo genere che vede il proliferare di numerose cover band, gruppi musicali che ripropongono successi internazionali in chiave nostrana. Il Catania da poco tornato in Serie A punta alle solite “nozze coi fichi secchi”, ovvero un mercato in parsimonia cercando di pescare talenti a prezzi vantaggiosi.

La prima scelta ricade su Ruben Jorge Piotti, ventiduenne argentino di Buenos Aires, già da qualche tempo in Italia seguito da alcuni procuratori che cercano di piazzarlo nel massimo campionato.

Ruben, che in patria ha già giocato col Platense, squadra in cui ha esordito a 16 anni, viene proposto dai propri emissari alla Juventus che, nel mese di maggio, lo prova in amichevole a Legnano contro la formazione locale. I bianconeri vincono nettamente con il punteggio di 6-0; Piotti gioca solo il primo tempo, suscitando dei buoni apprezzamenti nel tecnico Renato Cesarini, il quale al termine dell’incontro si dichiara possibilista sul tesseramento del connazionale.

Piotti, durante il periodo di prova alla Juventus, accosciato al fianco di Omar Sivori (foto dalla pagina Facebook “Encyclopedia of Italian-Canadian soccer players”).

 

L’affare non va in porto, ma il trainer bianconero ne raccomanda la candidatura al duo catanese Di Bella-Marcoccio, giunti a Torino per avere maggiori informazioni. Dopo averlo visto all’opera in un torneo notturno, Di Bella ritiene che il calciatore possa fare al caso del Catania. Marcoccio quindi batte la concorrenza del Bari, e firma un compromesso col quale l’argentino approda alle falde dell’Etna per un periodo di prova.

Frattanto la dirigenza rossazzurra si muove su altri fronti, e conclude con Calvanese, altro argentino frettolosamente sbolognato dal Genoa dove è stato bollato come bidone.

Il destino di Ruben s’intreccia così a doppio filo con quello di Todo: il Catania vorrebbe tesserare entrambi come oriundi, ma le leggi vigenti all’epoca non lo consentono, cosicché l’unica soluzione sarebbe quella d’ingaggiare Piotti come oriundo (poiché proveniente da federazione estera) e Calvanese come straniero, il quale di per sé può essere assunto come oriundo lasciando spazio allo slot per uno straniero.

Piotti e Calvanese (insieme al ragioniere Sciuto) a colloquio con Marcoccio nella sede del Calcio Catania (foto: La Sicilia).

 

L’ex Platense, incalzato dalla stampa sulla vicenda burocratica del tesseramento, si dice poco informato in materia ma convinto di una felice risoluzione dato l’interesse del Catania e l’ascendenza italiana dovuta al bisnonno originario della Lombardia.

Intanto, mentre Marcoccio fa la spola tra Catania e Roma per risolvere la questione relativa ai due argentini, i rossazzurri iniziano la preparazione in quel di Belpasso. Nelle prime uscite stagionali della squadra rossazzurra a Trapani e Marsala, Piotti viene schierato da mister Di Bella dimostrandosi un’ala destra tatticamente disciplinata che svolge i suoi compiti senza troppi fronzoli; nonostante gli manchino gli sprazzi di bel gioco tipici dei calciatori sudamericani, ha un tocco di palla pulito votato alla praticità del gioco. 

La editrice Lampo, nella propria raccolta di figurine calciatori 1960-’61, inserisce Piotti, certa dell’acquisto definitivo da parte del Catania (da notare l’errore sulla nazionalità, uruguaiana anziché argentina).

 

Di contro Calvanese, ancora in cerca della forma migliore, ma voglioso di rivincita e pieno di buoni propositi, ottiene per le sue prestazioni in campo i proseliti degli addetti ai lavori, convinti che sia l’uomo giusto per fare esplodere l’attacco rossazzurro, gettando involontariamente in secondo piano il collega d’attacco che gioca senza far faville.

Marcoccio nicchia, i procuratori di Piotti onde scongiurare che l’affare vada a ramengo abbassano le pretese iniziali, ma a porre fine alla faccenda ci pensa Di Bella: nella sfida contro il Palermo, il giocatore che pareva dover far parte del quintetto d’attacco, viene definitivamente epurato dal roster titolare. 

Emblematica l’analisi di Mario Vannini nell’articolo su “La Sicilia”, relativo al match contro i rosanero, che così sentenzia: “Le difficoltà per tesserarlo hanno fatto sbollire parecchi entusiasmi sul suo conto; e nemmeno le prove fin qui sostenute dall’ala (che è d’istinto una pedina di manovra e quasi per nulla il realizzatore di cui ha estremo bisogno l’attacco rossazzurro) consigliano il suo impiego al posto di Macor”.

Ruben Jorge Piotti in posa per il fotografo con la maglia del Catania sul campo di Belpasso (foto: La Sicilia).

 

Per ironia della sorte, al suo posto è ingaggiato un altro argentino, il vero pupillo di Marcoccio, quell’Oscar Mario Desiderio che sul campo si rivelerà una delusione a tutto tondo.

Piotti scompare così dai radar: una sera, invitato da John Charles ad un ricevimento, conosce un gruppo di canadesi di Toronto, tra cui Johnny Lombardi, imprenditore proprietario del Toronto Italia. Convinto a trasferirsi in Canada, dove conosce la futura moglie Adriana con cui mette su famiglia, diventa un beniamino del calcio nordamericano.

Vince tre titoli col Toronto Italia, compagine di cui fa parte dal 1962 fino al 1966 (nei periodi di sosta del campionato canadese si sposta negli Stati Uniti militando in diverse squadre), mentre dal 1967 decide di esibirsi nel campionato statunitense, facendo ritorno nel 1972 nella squadra dell’Ontario per un ultimo biennio.

Una formazione del Toronto Italia nel 1964; Piotti è il secondo accosciato da destra (foto dalla pagina Facebook “Encyclopedia of Italian-Canadian soccer players”).

 

Smessi i panni di calciatore, ha intrapreso la carriera di allenatore seguendo anche il figlio Claudio, pure lui apprezzato calciatore nella Canadian National Soccer.

Eh già, chissà che idea avrà maturato Piotti del nostro calcio.

In copertina: un primo piano di Ruben Jorge Piotti con la maglia del Catania (foto: Carlo Marino)

 

 

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.