Palermitano di Borgetto – dove nessuno si sogna di chiamarlo Giovan Battista, suo nome all’anagrafe – Rappa è un’ala vecchia maniera, di certo assieme a Barlassina il migliore acquisto del mercato del 1978.
Non è una estate facile quando arriva in una piazza ancora prostrata dallo spareggio per la B perso con la Nocerina; qualcuno dei catanesi in squadra dirà anni dopo di non essere uscito di casa per qualche settimana, per evitare spiacevoli situazioni.
Giovannino viene dalla Reggina, altra grande delusa della serie C, assieme al bomber Angelo Labellarte; i redivivi Barlassina – reduce da un grande campionato cadetto alla Pistoiese – e Claudio Ciceri completano i ruoli di una rosa favorita per il salto in B, agli ordini dell’innovatore Adelmo Capelli, detto “penna bianca” per la precoce canizie, di cui si parla perché è uno dei primi in Italia ad applicare la difesa a zona.
Ala destra scattante e dotata di ottima tecnica, Rappa diventa idolo dei tifosi, i più anziani dei quali non vedevano la sua autorevolezza nel ruolo dai tempi di “Topolino” Volpato. Viene così chiamato “rappareddu’’ uccellino, come battezzato dai supporters della Tribuna C, ballando a Catania per una sola stagione, rivelandosi tuttavia il più costante di una rosa che finisce per perdere la promozione per l’incostanza del girone d’andata e per alcune distrazioni difensive in un paio di match cruciali.
Di lui ricordiamo due momenti topici: il gol sotto la curva sud di Reggio Calabria stipata di 4 mila catanesi che regala ai rossazzurri la vittoria sulla Reggina, e per i tanti presenti in tribuna B quel giorno, la sua esortazione ai tifosi nell’intervallo del match con la Cavese, il cui sostegno è decisivo nella rimonta nel secondo tempo.
Il Catania dovrà aspettare un decennio e l’arrivo di Gustavo Ghezzi, per avere un interprete del ruolo con caratteristiche simili.
