Della storia del logo del Catania abbiamo già parlato ampiamente nell’articolo sul valore del “brand” rossazzurro. L’argomento, però, è ostico e necessita di un approfondimento maggiore.
Logo e brand: l’importanza dell’identità visiva nel calcio
Una premessa è d’obbligo. Al giorno d’oggi non si può più ridurre il concetto di brand ad un semplice logo, ma si deve piuttosto parlare di visual identity (identità visiva). Questo vale non solo nell’ambito calcistico, ma per qualunque soggetto abbia una presenza mediatica e commerciale.
Per comprendere ed interpretare un logo bisogna quindi considerare anche tutti gli altri elementi grafici collegati al brand cui esso è associato. Senza entrare in tecnicismi che non mi competono, basti chiarire che un logo deve immediatamente essere associabile al club che rappresenta (anche quando è parzialmente occluso o è stampato in bianco e nero), deve essere abbastanza semplice da essere facilmente riprodotto (così da favorirne la diffusione) e deve rappresentare e trasmettere i valori morali e tradizionali del territorio in cui il club opera.
Oggi tutto ciò è codificato nei principi basilari della comunicazione visiva, ma non sempre è stato così. Per decenni il calcio ha sottovalutato il peso del marketing e il logo era l’elemento cardine dell’identità di un club, insieme alla denominazione ed ai colori sociali, tutti elementi soggetti a variazioni anche significative e non sempre volute, tanto è vero che molte squadre condividono la leggenda secondo la quale la scelta dei colori sociali sia stata determinata da errori di lavaggio delle maglie da gioco.
Evoluzione del logo del Catania nella storia
Iniziamo il viaggio nell’evoluzione del logo del Catania con il supporto delle infografiche di BAnt che distinguono stemmi ufficiali e stemmi utilizzati solo sulle maglie (ma comunque divenuti celebri).
L’evoluzione del logo ufficiale del Catania presenta una certa coerenza fin dall’esordio della compagine rossazzurra.

Le origini: i due simboli identitari
Sono due gli elementi cardine adottati dalla fondazione del Catania nel 1929: lo scudo a strisce rossazzurre e la testa di elefante che lo sormonta, una perfetta sintesi dei simboli della città.
Ad essi si aggiungeva la denominazione sociale dell’epoca: “S.S. Catania”, ovvero Società Sportiva Catania. Come si può notare dall’infografica sottostante, il logo è riprodotto fedelmente nel gagliardetto ufficiale.
L’era fascista: un cambio notevole
Ciò fino a quando, con il cambio di denominazione in Associazione Fascista Calcio Catania avvenuto nel 1937, sulla maglia compare un simbolo molto diverso, in cui solo la forma dello scudo è vagamente simile a quella originale, mentre la testa di elefante scompare, così come le strisce rossazzurre.
La nascita del Club Calcio Catania ed il ritorno allo scudo originario
Con la rifondazione del 1946 che porta alla nascita del Club Calcio Catania, si torna alla tradizione: lo scudo rossazzurro e la testa di elefante dominano di nuovo lo stendardo ufficiale, sebbene con un design leggermente diverso.
Nel 1954 spunta un simbolo ancora diverso, ma solo sulle maglie da gioco: la testa di elefante si sposta all’interno dello scudo su uno sfondo diviso in due bande rossazzurre.
1955: compare per la prima volta il pallone
Il logo ufficiale cambia nel 1955 con l’introduzione di una novità significativa: un pallone accostato lateralmente allo scudo, con la testa di elefante che resta al suo posto. Dal punto di vista del design la novità è sostanziale, come farà notare quasi 70 anni più tardi Bob Liuzzo, che firmerà il logo adottato dal 2022. La presenza del pallone compromette infatti la simmetria del logo, che diventa difficile da posizionare sulla maglia all’interno di una singola striscia.
All’inizio degli anni ’70 il pallone scompare nuovamente dal simbolo ufficiale, per tornare pochi anni dopo e scomparire ancora una volta all’alba del decennio successivo.

Versioni inedite del logo (solo sulle maglie)
Nel frattempo la maglia da gioco ospita il frutto della creatività dei fornitori, in particolare a metà degli anni Settanta quando si sfoggiano due versioni inedite e mai adottate nello scudetto ufficiale: prima una piccola testa di elefante dorata, buon esempio di minimalismo (stagione 1975/76); poi un elefante stilizzato disegnato sopra un pallone da calcio contornato dalla denominazione sociale (stagione 1977/78).
Dura invece tre anni, dal 1997 al 2000, un altro logo inedito apparso solo sulle maglie: lo scudo diventa squadrato ed ospita, oltre alle strisce rossazzurre, un elefante stilizzato a figura intera.

C’è da ricordare, inoltre, che nel tempo ci sono stati anche altri loghi collegati al Catania, ma prevalentemente si trattava di bozze oppure di creazioni per gli album di figurine (ne abbiamo parlato qui), non di stemmi ufficiali.
La stabilizzazione del logo e i nuovi colori del Calcio Catania
Dal 2000 al 2022 si giunge ad una certa stabilità: i tre elementi cardine, scudo, testa di elefante e pallone sono rappresentati sempre allo stesso modo e nella stessa posizione, mentre non c’è pace sul piano dei colori e delle proporzioni dei diversi elementi. Per tutti gli anni ’90 il pallone è grigio chiaro, di dimensioni un po’ invadenti rispetto allo scudo e alla testa di elefante. Se quest’ultima rimane grigia e lo scudo a strisce rossoazzurre, nel nuovo millennio il pallone diventa color cuoio. La novità non compromette l’equilibrio nel simbolo ufficiale, ma quando esso viene riprodotto sulla maglia l’effetto è discutibile perché il pallone diventa di un arancione troppo sgargiante.
Nel 2005, con l’avvento di Antonino Pulvirenti alla presidenza, anche i colori dello scudo subiscono un cambiamento. La nuova era porta in particolare ad adottare un azzurro molto sbiadito, vicino al celeste in contrasto con la tradizione, al punto da far storcere il naso ad un altro presidente, quel Giuseppe Rizzo che aveva guidato il club alla prima promozione in Serie A datata 1954 e che critica bonariamente l’innovazione dalle pagine del suo blog personale.
2022: il nuovo stemma e la diatriba sull’anno nel logo
Con il fallimento della società nel 2022, si deve trovare il modo di ridisegnare il logo in modo che non sia troppo simile al precedente, come richiedono i vincoli legali, ma rispettando la tradizione. Il designer Bob Liuzzo centra l’obiettivo di conciliare modernità e tradizione ridisegnando la testa di elefante con la proboscide curva e girata verso sinistra, in modo da formare la “C” di Catania. Lo scudo sottostante è più largo e la scritta Catania interrompe vicino alla punta la continuità delle strisce rossazzurre.
Per un anno, per evidenziare la continuità storica con la società fallita, si introduce pure una novità senza precedenti: in bella vista nello scudo compare il 1946, l’anno della prima rifondazione e tanto caro alla tifoseria. Tale indicazione temporale viene poi rimossa nel 2023, con l’intento – giustamente riteniamo – di abbracciare anche il periodo pre-bellico.
Per la prima volta nella storia del Catania, il tutto è contestualizzato in una visual identity ben riconoscibile su tutti i canali ufficiali del club.

Riacquisizione del vecchio logo
Siamo dunque arrivati ai giorni nostri e non c’è più spazio per varianti fantasiose sulle maglie, che riproducono fedelmente il logo ufficiale, l’unico utilizzabile in attesa che la Società mantenga la promessa di riacquistare i diritti di utilizzo del logo precedente. La scelta è obbligata non solo per motivi romantici e di opportunità, ma anche per dare un impulso alle strategie di marketing del club, magari con la creazione di maglie celebrative da sfoggiare in occasioni particolari.
Ma quanto costerà al Catania riacquistare il diritto di utilizzare il proprio logo storico?
Non è facile rispondere, poiché le notizie su come si sia mossa la società in proposito sono frammentarie. Si sa che nei mesi scorsi c’era stato un approccio con la curatela fallimentare che si è concretizzato in un’offerta, che pare non sia stata accettata. I motivi potrebbero essere diversi perché la stima del valore di un marchio dipende da molti fattori. Oltre al valore commerciale del marchio, conta la quantità di creditori da risarcire e l’eventuale concorrenza di altri soggetti interessati all’acquisizione.
Non è facile nemmeno trovare riferimenti relativi ad altri casi simili di club falliti in passato, sia perché il blasone dei club influisce sul valore del relativo marchio, sia perché le informazioni pubbliche a riguardo scarseggiano.
Un’eccezione è la Fiorentina, che nel 2002 pagò circa 2,5 milioni di euro per riottenere il proprio storico giglio. Un caso che però risale a più di vent’anni fa e coinvolgeva un marchio con una rilevanza mediatica maggiore.
Allora non resta che fare delle ipotesi, da prendere rigorosamente con le pinze, tenendo in considerazione le peculiarità del caso del Catania rispetto a quello della Viola.
Supponendo che la curatela abbia interesse a massimizzare e l’assenza di concorrenti per l’acquisto del logo, e considerando che il Catania non è blasonato quanto la Fiorentina, ma rappresenta comunque una realtà commercialmente appetibile per il grande bacino d’utenza e per l’interesse della tifoseria per i simboli storici del club, si può ipotizzare una richiesta orientativa tra i 500.000 e 1,5 milioni di euro.
La forbice dunque è ampia e la cifra è puramente indicativa. Inoltre il prezzo finale dipenderà dalle specifiche condizioni della trattativa e dalle eventuali agevolazioni che la curatela potrebbe concedere, anche se il vicepresidente e Amministratore Delegato del Catania F.C. Vincenzo Grella si è lamentato dell’atteggiamento degli interlocutori, accusati non troppo velatamente di aver proposto una stima fuori mercato, pur mostrandosi ottimista sull’esito della procedura.
Le ultimissime notizie, circolate in questi giorni di novembre, parlano di novità a breve: dunque non resta che aspettare.
