Al momento stai visualizzando Ricordo di Daniela Vinci

Ci ha lasciati dopo una lunga malattia Daniela Vinci, una delle storiche calciatrici del Gravina femminile, la squadra che a cavallo tra gli anni ottanta e novanta portò alla ribalta delle cronache sportive al femminile il nome della cittadina etnea, unica vessillifera del sud.

Daniela aveva cominciato a dar calci al pallone giovanissima, allorchè quattordicenne mosse i primi passi con la rifondata Libertas Nesima allenata da mister Andrea Mirabella, seguendo il trainer nella successiva esperienza col Catania ’80, formazione che contese alla più forte rivale campana Gioventù Sommese, la promozione in Serie A. Nel 1983 approda a Gravina, al quale rimarrà legata per diversi anni (sebbene con diverse pause), contribuendo ai fasti del sodalizio biancoverde. E’ infatti pedina fondamentale della rosa che con un doppio salto passa dalla Serie D alla Serie B, ed è presente anche nel torneo della risalita in Serie A (1989-’90), dopo il capitombolo dell’annata precedente. Nella stagione 1990-’91, in ruolo di preparatrice atletica ha condotto, insieme al dirigente Santagati, la direzione tecnica della squadra dopo l’esonero dell’allenatore Cultrona, riuscendo ad agguantare una storica salvezza nel massimo campionato .

Una formazione del Gravina 1984. In piedi Forza, Spataro, Sturiale, Zuccaro, Loritto, Morace, Bonanno, Strano. Accosciate Balsamo, Carrubba, Vinci, Di Bartolo, Pavone, Bilardo. Foto Pina Loritto.

 

Insieme a Roberto Quartarone la incontrammo tre anni fa, e il suo contributo fu prezioso e fondamentale nella stesura del nostro volume; nelle righe che seguono, vi proponiamo integralmente l’intervista pubblicata nel nostro libro “Calcio femminile Gravina, la Stella del sud”, allo scopo di mantenerne vivo il ricordo di anima semplice e cordiale, e di sportiva a 360 gradi.

Daniela Vinci insieme ai nostri due autori Sergio e Roberto, nel febbraio del 2021.

 

Ero terzina sinistra, poi ho giocato anche come mediana. A me affidavano la regista avversaria, ero la giocatrice di rottura, una zecca e non ero nemmeno fallosa. Ho iniziato nel 1979 con la Libertas Nesima. Era la mia passione, aspiravo da piccolina a fare la calciatrice, tanto che seguivo mio zio Fabrizio Guzzetta che giocava nella Primavera del Catania, anche in trasferta. Un altro zio, Giuseppe Vinci, era ciclista e conosceva Cristaudo, presidente della Nesima e proprietario di una squadra di ciclismo: mi procurò il provino con la Libertas Nesima. Poi ho fatto un anno con il Catania ‘80: ci ritrovammo da un giorno all’altro con questa nuova squadra, in cui ci raggiunsero anche delle ragazze di Messina.

Nel 1983, unendo le calciatrici di una squadra e dell’altra, si è fatto il Gravina. Iniziammo dalla Serie D, vincendola. È stato un anno avvincente contro la Zagara, ci rincorrevamo. Le abbiamo battute al ritorno, ribaltando la sconfitta dell’andata. E poi in finale abbiamo vinto 3-0, nettamente, e loro non l’hanno presa sportivamente… Nel 1984 abbiamo fatto la Serie C e mi sono infortunata insieme ad Antonella Spataro, rompendomi i legamenti all’ultima giornata, quando siamo state promosse in Serie B.

Nel 1985 ero fuori, stavo facendo la rieducazione, per me è stato un lungo anno, di cui tre mesi con le stampelle. La fusione con le ragazze di Spadafora non andò molto bene. L’anno successivo, anche per problemi economici, il Gravina si ritrovò a fare la Serie C. Sono tornata a quel punto, ma è stato un anno di passaggio e non ero più la promessa che ero stata prima dell’infortunio.

La fusione con il Caltagirone ci fu perché l’allenatore Cultrona ha portato da lì le sue ragazze, tra cui Tiziana e Franca Intonato. In quegli anni mi sono disaffezionata perché non condividevo le sue scelte: si giocava con lanci e via a correre. Eppure nei campionati estivi lui faceva i tornei in Calabria e mi selezionava spesso… ma poi improvvisamente mi mise da parte in favore delle sue ragazze. Non mi riconoscevo più e me ne sono andata.

Con il Gravina ho fatto poi il primo campionato di Serie A ma lo vedevo che non ero pronta. L’esperienza in A fu traumatica. Non eravamo preparati, non potevamo competere con i mostri della categoria per l’organizzazione. Turi Distefano è stato un po’ sfortunato. In squadra si erano create delle fazioni… doveva giocare chi faceva parte del clan, cosa che si è ripetuta con Cultrona. Mi ricordo le partite con la Reggiana, che era fortissima. Sulla “Gazzetta dello Sport” scrissero un articolo che confrontava loro e noi: tra sovvenzioni che mancavano e pregiudizi dei genitori c’era una differenza abissale… Eppure avevamo un tifo pazzesco! 200 persone erano i fedelissimi.

Intanto mi sono laureata all’Isef, ho iniziato quindi a fare la preparatrice. Le ragazze mi riconoscevano che finalmente si evitavano gli infortuni. Prima tutto era improvvisato, perché l’allenatore faceva anche il preparatore. Siamo tornate agguerrite in Serie A e nel 1990-’91 Santagati ha preso le redini della squadra e io lo ho affiancato: non ero però allenatrice.

Abbiamo vinto lo scudetto di calcio a 5 Uisp a Ravenna. È stato molto bello! Abbiamo unito l’utile e il dilettevole, ci siamo divertite quell’estate! Nel 1989 siamo state anche in Polonia e ci siamo divertite, proprio quando è morto Gaetano Scirea eravamo lì. Eravamo sempre in attività! Alcune a un certo punto ci staccammo perché eravamo stanche del calcio a 11. Specialmente quando c’era un divario netto tra noi e le altre squadre, non ci divertivamo.

La squadra, nei primi tempi, era fatta solo da siciliane, ma poi in Serie A sono arrivate anche calciatrici calabresi e pugliesi. Guerreggiante iniziò come attaccante, poi fu messa in porta quando se ne andò Pina Loritto perché avevamo sempre carenza di portieri. Marilena fu anche convocata in Nazionale, anche se aveva una testa pazzerella come molte altre ragazze. Tiziana Messina e Daniela Pavone si vedeva sin da piccole che erano forti e hanno sostituito noi, pioniere della squadra. Una particolarità: a noi non piacevano le maglie biancoverdi…Quindi spesso cercavamo altri colori e una volta Fully Di Bartolo ne trovò una bellissima muta!

Dopo il Gravina ho fatto un anno con Pina Loritto al Real Lentini. Alcune delle mie compagne erano siracusane che avevano giocato anche a Caltagirone. Fu un anno dispendioso ma bellissimo, si perse però lo spareggio per la promozione e così la società si sciolse. Le società erano tutte sulle spalle di poche persone. C’erano poche sponsorizzazioni, come i Vini dell’Etna. Non era facile. Siamo state delle pioniere… a stento prendevamo i rimborsi per la benzina. E di noi si parlava poco; senza Franco Anastasi non ci sarebbe stato molto spazio sui giornali”.

Daniela Loredana Vinci

nata a Catania il 27-12-1965

1979-81: Nesima
1982:      Catania ’80
1983-84: Gravina
1985-87: Gravina
1988-91: Gravina (nel 1990-91 in doppia veste di giocatrice e preparatrice atletica)
1991-92: Real Lentini
1994-95: Gravina (preparatrice atletica)

In copertina: Un primo piano di Daniela Vinci con la tuta del Gravina, archivio Gianfranco Forza.

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.