Al momento stai visualizzando Andrea Pazzagli, un portiere di passaggio

Non ci si bagna due volte nello stesso fiume” cantava Battiato nel suo brano “Di passaggio”, e la musica in queste righe che seguono, ha un suo perché.

Gli ultimi spiccioli dell’estate 1981 collaudano la squadra rossazzurra, impegnata nelle prime timide apparizioni di Coppa Italia, in attesa dello “start” nel campionato di Serie B, e in questo contesto, gli infortuni occorsi a Roberto Sorrentino ed Antonino Dal Poggetto creano qualche disagio al duo Michelotti-Mazzetti; non ultimo il giovane Roberto Festa, che palesa un’incertezza alquanto grossolana nel derby perso con il Palermo, fa propendere definitivamente i due tecnici a valutare il tesseramento di un portiere per tamponare la situazione di emergenza creatasi.

In prova arrivano Gabriello Carpita, numero uno del Grosseto subito bocciato, e l’anziano Antonio Rigamonti, famoso per la militanza come secondo di Albertosi nel Milan, e un passato da rigorista (sei gol segnati dal dischetto) con la maglia del Como.

La sparata dell’atleta brianzolo però, che pretende cinquanta milioni d’ingaggio, fa desistere il presidente Massimino, il quale decide di rivolgersi altrove. Cosicché, quando l’autunno è quasi alle porte, accompagnato dal dirigente del Bologna Sansone (il famoso oriundo che fece le fortune negli anni Trenta della formazione felsinea e della Nazionale azzurra), approda alle pendici dell’Etna tale Andrea Pazzagli, voglioso di emergere e accumulare esperienza.

Catania 1981-82
Il Catania 1981-82. In piedi da sinistra: Sorrentino, Ciampoli, Castagnini, Cantarutti, Mosti, Miele, il tecnico Mazzetti, Brilli, Tedoldi, il dottor Galletta, Pazzagli; accosciati da sinistra: Testa, Gamberini, il massaggiatore Maltese, Barlassina, Morra, Crialesi, Caputi, Vella. [Foto: Alessandro Russo]

 

Classe ’60, cresciuto nelle giovanili del sodalizio emiliano sotto la guida di mister Fogli e del preparatore dei portieri Battara, ha già fatto esperienza con la maglia dell’Imola in D, e in A con l’Udinese nella stagione 1980-’81, dove conta due presenze durante la gestione Perani, prima che il subentrante mister Giagnoni decida di rispolverare Della Corna.

“Spero di giocare, sono venuto per questo – si presenta agli addetti ai lavori – vado bene nelle uscite alte e mi difendo tra i pali”.

L’ouverture di campionato regala ai tifosi etnei la vittoria in trasferta a Foggia con Dal Poggetto imbattuto che non riesce però a ripetersi al Cibali contro il Varese, e peggio ancora in quel di Pisa dove il guardiapali rossazzurro, nativo di Vecchiano, un paesino distante circa nove chilometri dal comune toscano, è costretto a recitare la parte di nemo propheta in patria concludendo la prima frazione di gioco con un passivo di tre gol, frutto di un’autorete di Ciampoli e delle marcature di Todesco e Viganò.

Pisa-Catania 1981-82
La panchina del Catania a Pisa. Da sinistra: Maltese, Mazzetti, Massimino, Michelotti, Testa, Pazzagli, Miele, Tarallo, Marino. Foto tratta dal volume “Tutto il Catania minuto per minuto”.

 

Così, al rientro per i secondi 45′ di gioco, Mazzetti decide di dare spazio in porta a Pazzagli, che viene immediatamente trafitto all’angolino da Bertoni il quale, in stato di grazia, manda in bambola il povero Ciampoli. Il risultato di 4-0 non lascia speranze, e il giovanotto non può far altro che salvare il salvabile: respinge un tiro ravvicinato dell’ex Casale, ma nel finale del match incassa ancora un colpo ad opera del nerazzurro Bergamaschi; sarà Crialesi, quasi in Zona Cesarini, a segnare il gol della bandiera che suggella il definitivo 5-1.

Sorrentino, frattanto ristabilitosi dall’infortunio, riprende il posto già dal successivo incontro col Perugia senza più mollarlo, mentre Andrea si accomoda solo in panchina fino a quando un’operazione al menisco a poco meno di un mese dal termine del torneo cadetto, non sancisce di fatto l’anticipato congedo dal prestito emiliano. Si può perciò asserire che il soggiorno di Andrea a Catania sia stato un mero passaggio, appunto, in quanto è sceso in campo soltanto una volta, come in quel fiume dove non c’è seconda possibilità d’immersione.

La gavetta del portiere fiorentino continua nell’ordine con Rondinella Marzocco, Perugia, fino a raggiungere la maturità in quell’Ascoli dei miracoli, dove le sue prestazioni non passano inosservate agli occhi dei dirigenti del Milan che decidono di vestirlo di rossonero. Con la squadra meneghina conquista i più importanti allori internazionali: una Coppa dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali, di cui la seconda vinta da protagonista nella finale di Tokyo contro l’Olimpia Asuncion.

Successivamente scalzato nelle gerarchie titolari da Sebastiano Rossi, comincia la parabola discendente del goalkeeper toscano che si trasferisce al Bologna in B, prima di appendere i guanti al chiodo dopo un biennio tra i pali del Prato.

Sebastiano Rossi e Andrea Pazzagli: l’avvento del primo tra i pali del Milan segna il passo d’addio di Andrea ai colori rossoneri. [Foto Magliarossonera.it]

 

Questo ricordo di Andrea ha il suo incipit con una citazione canora e non è un caso, poiché la musica è sempre stata una delle sue passioni, come dimostra il post carriera calcistica che lo vede cimentarsi con la chitarra in un progetto cantautorale finalizzato alla composizione di due album, di cui il primo, “Spero che esistano gli Angeli”, per il tema affrontato, tocca profondamente anche il cuore di un decano della musica come Mogol che decide di consegnargli personalmente il diploma della sua scuola, il CET.

 

La cover dell’album “Spero che esistano gli angeli”.

 

Il singolo estratto è dedicato alla memoria di Nicolò Galli, figlio di Giovanni suo ex compagno ai tempi del Milan, deceduto in un incidente stradale. Quegli stessi Angeli se lo sono portato via per sempre a 51 anni, la mattina del 31 luglio 2011, mentre coi propri familiari si trova in vacanza a Punta Ala, e un infarto decreta la fine del suo passaggio in questo mondo.

 

 

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.