Al momento stai visualizzando Ricordo di Stefano Musumeci, piccolo genio del calcio catanese

Come un fulmine a ciel sereno, il weekend dell’Immacolata ha segnato la dipartita di Stefano Musumeci, ex calciatore di ruolo mezzala. Se n’è andato su un campo di calcio, come un eroe mitologico, forse la fine più gloriosa immaginabile per chi ha calcato per più di un decennio i terreni degli impianti più o meno noti del Sud Italia, certamente non meno dolorosa e accettabile per i propri cari e tutti coloro i quali gli hanno voluto bene.

Per raccontare di Stefano (del quale colpevolmente il sottoscritto conosce solo per sommi capi il percorso sportivo), mi vengono in soccorso l’amico Mimmo Romano con la sua collezione di “Sportivissimo”, Gianluca Pierri, autore di alcuni libri statistici su squadre siciliane, nonché lo storico e statistico Fabrizio Schmid, custode di migliaia di schede di calciatori.

Di buona lena quindi, metto ordine al mio archivio digitalizzato e, libri alla mano, cerco di addentrarmi nella storia di questo nostro concittadino che ha fatto la fortuna di diverse squadre isolane a cavallo tra gli anni settanta e ottanta.

 

Stellina del campionato Juniores

Stefano ha i suoi primi vagiti nel lontano 24 maggio 1956, e sin da piccolo il calcio è l’ossigeno che respira quotidianamente in casa, infatti il padre Giovanni (del quale parlammo ampiamente tempo addietro), era stato calciatore del Catania e ancor prima della Virtus che, fondendosi con la Catanese, aveva dato vita proprio al sodalizio rossazzurro, mentre un fratello più grande ha militato nelle file dell’Acireale.

 

Guido Angelozzi e Stefano Musumeci, protagonisti dei tornei giovanili 1973 rispettivamente con Interclub e Trinità. Foto “La Sicilia”, aprile 1973.

 

Giovanissimo dà i primi calci nella Malizia, una formazione di Esordienti, passando poi alla Trinità allenata da Filippo Finocchiaro. Musumeci, appena diciassettenne, è il leader della formazione e indossa la fascia da capitano; vede discretamente la porta ma, come egli stesso dichiara, preferisce servire assist per mandare in gol i compagni.

Corre l’anno 1973 e nel torneo juniores è tra i calciatori rivelazione. La lunga cavalcatà della squadra però trova un muro nella fortissima Interclub che schiera futuri protagonisti del calcio nostrano quali Guido Angelozzi, Gigi Chiavaro, Nunzio Papale e Pippo Strano.

 

Musumeci protagonista delle finali di lega giovanile del 1973; ritaglio da “Sportivissimo” del 29 marzo 1973 (collezione Mimmo Romano).

 

Dopo alcuni discreti provini al nord per Inter e Juventus (che non hanno però un prosieguo), sotto gli occhi dei dirigenti Venturi e Masiero per parte nerazzurra, e di Allodi, Locatelli e Sentimenti IV per i bianconeri, la carriera di Stefano finisce per svilupparsi all’interno dei confini regionali.

 

Dai primi passi nel Giarre all’approdo in Serie D

Per la stagione calcistica 1973-’74 il Giarre, che dopo il commissariamento ha finalmente un nuovo presidente, il dirigente Rosario Sorbello, preleva dalla piccola formazione il ragazzo, con l’auspicio che mister Dandolo Flumini possa farne un campione. Il torneo per i gialloblù si rivela però drammatico: arrivati pari merito a quota 23 punti con la Netina, i giarresi sono costretti allo spareggio contro quest’ultima per non retrocedere in Prima Categoria.

Sul neutro del Palmintelli di Caltanissetta, il match si rivela tiratissimo, e vede la Netina dura a morire che, in inferiorità numerica per oltre un’ora, riesce comunque a concludere i supplementari imbattuta. Il giovane Musumeci coglie per ben due volte la traversa, la seconda al minuto 117 quando ormai la partita sta per finire, ma il destino beffardo vuole che la monetina lanciata dal signor Campeggi di Milano (non esistevano allora i rigori), mostra la faccia a favore della compagine di Noto. Il Giarre abbandona così il campionato di Promozione e Stefano svolta in direzione Vittoria.

La formazione biancorossa, neopromossa nel campionato di Serie D, giunge al secondo posto alle spalle del Cosenza, in condominio con la Nuova Igea. Per la nostra mezzala dunque stagione più che positiva sotto l’egida di Washington Cacciavillani (tecnico che diventerà un mentore nella sua carriera), condita da due reti che valgono le vittorie per 1-0 in casa contro il Cantieri Navali, e in trasferta contro l’Akragas, in cui mette il pallone alle spalle di Moro, figlio del compianto portiere della Nazionale.

 

Una formazione del Vittoria 1974-75, tratta dall’almanacco del calcio siciliano.

 

Stefano lascia i colori biancorossi e fa rientro a Catania, tra le file della Massiminiana, ma il campionato si rivela per il team giallorosso un autentico disastro. Per la seconda volta in carriera incassa la retrocessione (la squadra finisce all’ultimo posto in classifica), e cionondimeno il sodalizio dei fratelli Massimino a fine stagione chiude per sempre i battenti dopo aver segnato un importante decennio di prodezze sportive nel capoluogo etneo. Ciononostante il nostro atleta sigla il match point contro i propri ex compagni del Vittoria, e una rete nel tardivo risveglio del finale di gara contro il Cantieri Navali, chiusa con l’inopinata sconfitta per 5-2.

 

Una formazione della Massiminiana 1974-75 con Stefano Musumeci accosciato che tiene il pallone.

 

Di nuovo agli ordini del “Chico”

“El Chico” Cacciavillani, frattanto passato al Ragusa, chiama Stefano che risponde presente: il campionato di Serie D 1976-’77 si conclude con una cavalcata trionfale per il club azzurro che approda in Serie C precedendo i biancorossi di Vittoria. La piccola mezzala sigla cinque gol, degni di particolare menzione quello che frutta la vittoria in rimonta in casa del Paternò, e la doppietta nel corposo 6-0 ai danni della Gioiese. Il successivo anno in C, la neopromossa compagine ancora guidata dal tecnico uruguaiano, stenta nella corsa verso la salvezza, e il diciassettesimo posto finale vale ai ragusani il declassamento nel nuovo torneo di Serie C2 che andrà ad istituirsi.

 

Il Ragusa 1977-78 con Musumeci accosciato al centro.

 

Il catanese Musumeci risente un po’ come tutti i compagni del salto di categoria, segna solo una rete contro il Terranova in una gara valida per la Coppa Italia Semipro, mentre in campionato racimola solo 12 presenze quasi tutte con Cacciavillani al timone, rimanendo ai margini della formazione titolare dopo l’esonero di quest’ultimo e il relativo avvento del mister Malavasi.

 

Mascalucia, la nuova patria

Stefano come Icaro, dopo aver toccato il punto più alto, è costretto a “cadere” e ripartire dal basso. Il nostro calciatore si allaccia ben strette le stringhe delle scarpe e ricomincia a dar calci nei polverosi campi di Promozione con la Pattese, per poi fare rotta dopo un solo anno verso Mascalucia, la società presieduta dall’avvocato D’Urso Somma, dove mette radici per oltre un lustro.

Con Memo Prenna a tracciare la via maestra, i mascaluciesi raggiungono la promozione in Interregionale alla fine del campionato 1980-’81, mentre tre anni dopo guidati da Angelo Busetta, coadiuvato dal fido Turi Distefano, Musumeci e compagni sfiorano l’impresa, ma dopo il pareggio nelle ultime battute di campionato contro la Juvenes Enna, vengono distaccati dalla Nissa che agguanta così la promozione in C2.

 

Il Mascalucia 1983-84 che sfiorò la C2. Musumeci è il secondo accosciato da sinistra (foto Turi Distefano.)

 

Dopo sei stagioni all’attivo in maglia biancoceleste è un beniamino del pubblico, ma alla solita chiamata di “Chico” non sa resistere. Insieme al compagno d’attacco nonché cognato, Pippetto Fichera, e al terzino Reale, lascia gli etnei per recarsi al capezzale del Vittoria.

Il sodalizio ragusano che parte con mire di vittoria del campionato, è invece costretto ad una salvezza che raggiunge per il rotto della cuffia e che trova il relativo riscontro nel valzer di allenatori, tant’è che a Cacciavillani seguono prima Vegna e poi Sandro Fichera. L’annata seguente, in piena crisi e coi conti in rosso, la squadra si concede un campionato abbastanza sopra le aspettative.

Stefano, con l’addio del cognato Pippetto, è costretto a farsi carico del peso di tutto l’attacco: con 10 reti risulta il miglior marcatore della compagine diretta da Mister Sinatra, e i suoi gol valgono un lusinghiero quinto posto.

Smessi i panni da calciatore, il nostro beniamino veste quelli di allenatore in molte squadre minori siciliane, ma il meglio di sé lo dà nel beach soccer; nel 2004 è tra i tecnici pionieri di questo sport, e alla guida dell’ AS Catania del Presidente Bosco conquista la Coppa Italia.

Oggi il calcio catanese perde uno dei suoi interpreti dei tempi che furono, quando i piedi buoni, come lo erano quelli di Stefano Musumeci, erano la delizia del palato dei tifosi.

 

Stefano Musumeci

nato a Catania il 24-05-1956

1972-73: Trinità, giovanili
1973-74: Giarre, Promozione, 26/4
1974-75: Vittoria, Serie D, 15/2
1975-76: Massiminiana, Serie D, 17/2
1976-77: Ragusa, Serie D, 16/5
1977-78: Ragusa, Serie C, 12/-
1978-79: Pattese, Promozione
1979-80: Mascalucia, Promozione
1980-81: Mascalucia, Promozione
1981-82: Mascalucia, Interregionale, 30/9
1982-83: Mascalucia, Interregionale, 30/7
1983-84: Mascalucia, Interregionale, 25/2
1984-85: Mascalucia, Interregionale
1985-86: Vittoria, Promozione, 18/2
1986-87: Vittoria, Promozione, 26/10
1987-88: Megara Augusta, Promozione

Scheda compilata in collaborazione con Fabrizio Schmid

Aggiornamento 17/12/2023: Grazie a Maurizio Di Fazio, esperto di calcio ennese, apprendiamo che nella stagione 1990-91 ha ricoperto la doppia carica di giocatore-allenatore con la Leonfortese nel campionato di Prima Categoria.

In foto di copertina: Stefano Musumeci, primo da sinistra, in occasione di un match di vecchie glorie del calcio etneo (foto dal profilo fb di Salvatore Distefano).

 

 

 

Nato in una domenica da trasferta quando Luvanor riuscì a segnare in quel di Pisa, è un collezionista di materiale calcistico in particolar modo rossazzurro. Gregario di “Quelli del '46”, ama raccontare aneddoti curiosi che riguardano la storia del Catania.